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Racconti
Inserito il 1 luglio 2006
L'UOMO CHE REGALAVA PEZZI DI UNIVERSO
SLAM!
La porta sbattè con rabbia dietro di me accompagnata nell'impatto dalle mie rigide dita.
Mi misi a correre per la strada, via da quella casa, via da quel luogo, dritto nella nebbia del tormento.
Li sentivo ancora sbraitare nella mia testa mentre soffocavo le imprecazioni tra i denti, li sentivo urlarsi battute di repertorio in tono di sfida, quasi a voler vederne l'istintiva reazione dell'avversario con cui dividevano lo stesso letto. Solo io sembravo conoscerla.
Ormai ci erano passati sopra talmente tante volte che erano prevedibili: inutili discorsi sulla vita quotidiana per sembrare una famiglia modello, pretesti per tirare su una discussione, l'ascesa al ring e l'incontro inizia.
Resisto sempre fino a quando non iniziano a pescare tra i ricordi, a ferirsi in profondità con i rispettivi errori e a umiliare i propri successi.
Il passo dopo solo una volta l'ho visto e non ho più voluto saperne, sono rimasto ferito anch'io in quel round.
Mi fermo.
Mi seggo perterra sul ciglio del marciapiede, un pò di neve mista a fango aderisce alle mie mani mentre mi appoggio.
La scuoto via ed è tutto finito.
Perchè invece i ricordi restano?
Mi pongo domande e non trovo risposte.
Sono io a nutrire dubbi sulla vita o è lei a nutrirne su di me?
Dove una volta un grande amore aveva aiutato a concepirmi, ora risiedeva solo un grande odio, come se anche quel sentimento perfetto invecchiasse con le persone dentro di loro e marcisse imponendosi con la stessa dirompenza con cui si era imposto da giovane.
Anch'io avrei fatto la stessa fine?
Penso proprio che il futuro riservi quello perchè mio padre mi ha sempre raccontato che anche lui da piccolo aveva gli stessi problemi e asseriva di rimanere scapolo a vita, per non finire in questa nebbia di tormenti.
Ma il ciclone assieme alle persone intorno a lui, l'aveva colto alla sprovvista e l'aveva tirato dentro con o contro la sua volontà; in ogni caso la ragione non ha voce in capitolo in queste situazioni.
Il ciclo continuerà in peggio o in meglio, nel profondo o in superficie, sottomesso alle necessita' o mantenuto dai legami.
Che uno voglia o no, un ciclo è un ciclo.
Non ti resta che maledire chi l'ha creato.
Sento accendersi una macchina in sgommata e me la vedo sfrecciare davanti a tutta velocità.
L'incontro era finito e il vincitore non c'era, perchè tutti e due sapevano di avere sbagliato.
Ognuno reagiva a suo modo: lui in casa in un angolo a fumare inespressivo e inanimato, mentre lei portava agli estremi l'azione, annunciando con un addio che non sarebbe più tornata.
Ma il giorno dopo cosa sarebbe stato di tutto ciò?
Solo un altro errore da aggiungere alla lista delle battute di repertorio, come una buffa coppia di comici che ormai non ridono, non inventano e stanno lì a rassicurare il pubblico.
Mi alzo e continuo nella nebbia sempre più fitta, cammino in strada con i miei preblemi sotto braccio.
I miei occhi guardano il nulla e il mio fiato si unisce a quello di tutte le persone che hanno creato questa nebbia.
Migliaia di persone hanno lasciato qui i loro problemi, li hanno parcheggiati per vivere e tornare a riprenderli quando la propria anima glielo avesse consentito.
Quando sarebbero stati forti.
I miei occhi guardano il nulla, e del nulla ne scorgono l'apparente padrone, oppure un'altra persone che si era persa come me.
Un uomo, se uomo era, della mia stessa statura con un marsupio legato in vita si avvicinò a me con faccia allegra e insolita per quel lugubre posto. Feci finta di averla anch'io.
A quel punto protese le braccia per abbracciarmi calorosamente. Io esitai un pò pensando subito al fatto che fosse senza qualche rotella, ma me ne vergognai subito e restituii l'abbraccio.
Gli occhi gli si illuminarono e nel modo più spontaneo disse: - Te l'ho già dato a te un pezzo di universo? -
Io scossi la testa, allora iniziò a frugare energicamente nel suo marsupio e ne tirò fuori il pezzo di un puzzle.
Me lo porse - Ti è capitato un pezzo dell'isola, prendilo -
Mi mostrai titubante, ma lo presi.
Guardai il pezzo con meraviglia.
Guardai l'uomo.
Le parole non uscivano e lui aveva intuito.
Ritornò nella nebbia a svolgere il suo impiego, tornò alla ricerca di altri dispersi, tornò a regalare pezzi di universo.
Guardai il pezzo con meraviglia.
Risi.
Risi di gusto.
E la nebbia sparì.
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