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Racconti
Inserito il 1 luglio 2006
ANGELA
1° ATTO: Pensieri
L'unica cosa che annebbiava la mia mente era il fumo che usciva dalle sigarette dei miei compagni... avevo appena ricevuto una lettera che parlava di me.
Eppure tornato a casa la lettera era sparita. Non potevo averla persa, non era neanche da pensare che io buttassi un documento di tale portata.
La mia stanza era rimasta così indifferente all'arrivo di quella lettera che semrava non esser mai giunta a destinazione. Ed ora neanch'io ne ero così sicuro.
Finita la sigaretta di Valeria me ne torno in classe con il solito ritardo di dieci minuti e la solita sgridata a cui nessuno dava peso; ma il pensiero permane, come quando vuoi rimuovere un ricordo per affrontare il presente e quello affonda sempre di più tra i neuroni più remoti del tuo cervello, e diventa parte di te.
Il pensiero permane... anche tra le braccia di lei.
"Amore cos'hai?"
"Niente!!" Il suo tono preoccupato non mi tocca minimamente.
La curiosità e la voglia di scoprire il mistero si sono trasformati in rabbia, che aumenta nel momento in cui non ne riconosco il motivo, nascosto forse dalla paura. Mi sento quasi beffato da me stesso e dai miei stessi occhi, che mi hanno mostrato quello che volevo e mi hanno illuso ancora una volta.
Lei continua a fissarmi.
Freme per dire qualcosa , ma non sa cosa dire vedendomi così. "Dovrebbe esserci abituata" penso io, ritornando a tutte le volte che gli ho messo il muso. "Tu non puoi capire!"
"Che cosa? Questo mi concedi di saperlo? Poi sarò io a definire se posso aiutarti o no!" Mi convince, in fondo perchè non dovrei dirglielo; gli racconto tutto quel che c'era da sapere, per filo e per segno fino a quando giungo alla fine di quanto.
La sua bocca si inarca, mi guarda un pò incredula e mi dice sorpresa "Non sapevo ti facessi le canne!". Fa seguito a questa battuta, la risata compiaciuta e solitaria di lei. Dura per pochi secondi sentendosi osservata da me.
Lei si accorge.
La mia rabbia sale.
Lei mi trattiene la mano.
Io mi alzo, e proseguo verso casa.
Si firmava Angy'xx. Forse il suo nome era Angela, era un ipotesi, che io non volevo scartare. Esattamente, scritto rozzamente a matita , si leggeva "Abito nel tuo quartiere Federico (perchè questo è il mio nome), e voglio incontrarti... so che hai la ragazza, ma non ha importanza. Ti voglio stasera al parco vicino ai portici. Non mancare." Io non sono andato credendolo uno scherzo di un compagno o il risultato di chi non ha altro da fare che soggiogare gli altri, ma ho fatto male, molto male.
Lettera scomparsa.
Ora non so neanche come comportarmi, ma so che stasera sarò al parco e la cercherò, costi quel che costi scoprirò chi è e che cosa vuole da me.
Solo un lampione illumina il parco, la panchina malconcia scricchiola sotto il mio peso
e i miei nervi stanno per esplodere. Mi osservo intorno cercando un rumore, un sussurro, qualcosa che rompa il silenzio assordante che invade l'area.
Lo trovo.
Un singhiozzo proveniente da dietro di me mi fa sussultare e mi giro di scatto.
"Perchè?" mi chiede una voce femminile
"Perchè quella sera non sei venuto, io ti aspettavo con ansia, volevo incontrarti, vederti ancora, ma mi hai lasciato qui al buio per tutta la notte" a questo punto sbuca dall'ombra e si avvicina a me; io sorpreso dalla sua disperazione gli sussurro "Scusa, non sapevo ci tenessi così tanto.. e poi non ho neanche preso in considerazione l'idea che fosse un vero appuntamento" "Menzogne!! Tu non hai un cuore... io ho già sofferto abbastanza per tutta la mia vita, non voglio soffrire anche dopo, ma comunque è inutile discutere per queste cose, ora sei qui e tutto il resto non ha importanza"
"Dov'è che mi hai visto? A me non sembra di aver mai visto una ragazza come te..."
Occhi marrone scuro.
Capelli lunghi nero seppia.
Labbra dello stesso colore e vestiti classici bianco splendente.
Era assurdo, ma in lei scorgevo un fascino soprannaturale, mi sentivo legato a lei, ed erano solo cinque minuti che la conoscevo.
Mi guardava fisso negli occhi.
Non sapevo cosa fare o cosa dire.
Poi d'un tratto successe: ci baciammo, soli al mondo in quel buio sovrannaturale che ci circondava.
Non so quanto restai li con lei, so solo che volevo stare di più, ma non potevo.
E a quanto pare neanche lei.
Era l'alba.
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